3 STRATEGIE PER IL CARRELLO ABBANDONATO DEL TUO ECOMMERCE

carrello abbandonato

Uno dei principali nemici degli ecommerce è il carrello abbandonato e la conseguente perdita di una preziosa opportunità di vendita. Tutti ne soffrono, dai big del settore (vedi Amazon, Ebay, Alibaba), ai piccoli shop online.

In questo post voglio mostrarti 3 strategie da adottare per recuperare i tuoi potenziali clienti che hanno abbandonato il tuo carrello, limitando così, in parte, questo fenomeno.

Prima di mostrarti concretamente le strategie bisogna, però, avere chiaro a mente un piccolo dato, spesso sottovalutato, in grado di darci una chiara metrica da cui partire, stiamo parlando del tasso di abbandono del carrello.

Tale dato, secondo diverse statistiche, si attesta tra il 60% e l’80%, il che significa che su 4 prodotti aggiunti al tuo carrello 3 rimangono invenduti.

L’analisi dell’abbandono del carrello è molto importante perché alla base di questo dato potrebbero esserci varie interpretazioni e motivazioni. infatti, un tasso di abbandono molto elevato indica che l’esperienza utente non è ottimale e va migliorata. Ad esempio, potrebbero esserci problemi a livello di processi di pagamento troppo lunghi e macchinosi, moduli di acquisizione contatti o moduli di spedizione complicati, oppure poche opzioni di pagamento!

Oggi ci concentreremo proprio su questo dato. Il primo passo consiste nel suo calcolo. Non è affatto difficile, facciamo un esempio, se in un dato lasso di tempo il tuo ecommerce ha registrato 3.000 vendite ma il numero di carrelli iniziati è pari a 15.000 ottieni il tasso sottraendo a 1 la frazione 3000/15000. Ottenendo così l’80% di abbandono del carrello.

Una volta ottenuto questo dato la tua prima domanda sarà: bene ora cosa me ne faccio? Come ogni numero esso non ha molto valore se non rapportato a qualcos’altro, ad esempio confrontando il tasso di abbandono del carrello di quest’anno con quello di un anno precedente. 

Questo però non basta, una volta arrivati qui bisogna mettere a confronto il nostro dato con quello dei nostri competitor e valutare se stiamo avendo performance in linea con quelle del nostro settore o meno. Ovviamente conoscere il dato della concorrenza non è cosa semplice per ovvi motivi. Tuttavia, diverse statistiche ci vengono incontro delineando una classifica del tasso di abbandono diviso per settore. Nell’immagine qui sotto puoi vedere i vari tassi per diverse categorie.

E il tuo ecommerce che tasso di abbandono presenta rispetto a queste medie di settore? 

Continua a leggere il post, ti illustrerò 3 valide strategie da adottare per ottenere fino al 35% di recupero dei clienti che hanno abbandonato il tuo carrello!

Strategia 1 per il carrello abbandonato del tuo Ecommerce: Notifiche PUSH con ReCart

Partiamo subito con la prima delle tre strategie che voglio mostrarti!

Hai mai sentito parlare delle notifiche push? in caso negativo ti spiego subito cosa sono:

Per notifica push si fa riferimento ad un messaggio poco invasivo (al contrario dei pop-up) che compare sul browser del tuo potenziale cliente che ha abbandonato il carrello.

Per poter arrivare a destinazione c’è bisogno che il visitatore acconsenti precedentemente a riceverla. Tuttavia rispetto a un fastidioso pop up tale notifica realizza un tasso di apertura sensibilmente maggiore rispetto ai primi. 

La cosa fondamentale è che tale notifica è specifica per il tuo potenziale cliente.

Una volta settate le notifiche, esse verranno inviate ai dispositivi dei visitatori e appariranno sugli schermi che hanno i browser attivi.

Ora ti starai sicuramente chiedendo: ok tutto bello, ma come faccio concretamente a mettere in atto tale strategia? 

A seconda della struttura del tuo ecommerce (ad esempio Woocommerce, Shopify, Magento solo per citarne alcuni) ci sono diversi tool. Uno di questi è Recart.

Come funziona Recart? Questo fantastico tool ti permette di inviare una notifica sul profilo di Facebook messenger del tuo potenziale cliente.

A tal fine, però, occorre che l’utente abbia preventivamente accettato di iscriversi alla tua lista di avviso. Come convincerlo? Semplice! Offrendogli un buon motivo! Ad esempio un codice sconto.

Nel momento che il potenziale cliente accetta di entrare nella lista Recart registrerà automaticamente l’utente, e, nel caso in cui abbandoni il carrello gli verrà notificato su messenger che non ha ultimato l’acquisto. Fantastico no?!

È ora importante capire come scrivere la notifica push altrimenti c’è sempre il rischio che venga ignorata! 

Per il titolo della notifica è bene essere brevi e diretti e stimolare curiosità e attenzione. Ad esempio, potresti usare qualcosa tipo: “Ehi ! Hai dimenticato qualcosa nel carrello!” 

oppure: “Il tuo ordine è quasi completo! Cosa aspetti?”.

Per il corpo della notifica invece devi enfatizzare la scarcity e far capire che più a lungo si attente più si riducono le possibilità che il prodotto sia disponibile.

Una buona tattica è anche quella di inserire l’immagine del prodotto abbandonato attraverso le notifiche dinamiche.

Buona regola: includi sempre un pulsante per la CTA ad esempio “ordina ora” o “acquista ora”.

Una volta impostata la notifica push, devi scegliere quando inviarla. Ovviamente non c’è una regola fissa, tuttavia, evita di farlo troppo presto. Se un visitatore ha abbandonato il carrello è perché, probabilmente, sta controllando le offerte della concorrenza! Conviene quindi aspettare almeno 30 minuti. Tuttavia, l’invio della notifica troppo tardi aumenta il rischio che l’utente acquisti sul sito della concorrenza.

Una strada alternativa da seguire oltre a Recart potrebbe essere l’uso di un’automazione tramite Active Campaign (uno dei tool più performanti per le automazioni tramite Email). Infatti, non tutti sanno che puoi abilitare delle notifiche push sul browser di un cliente che ha lasciato la sua email. 

Per concludere, nei giorni successivi invia altre notifiche push enfatizzando la scarcity e o proponendo uno sconto a scadenza.

Strategia 2 per il carrello abbandonato del tuo Ecommerce: Remarketing

Remarketing e in particolare di campagne Facebook ads e Google Ads.

Per chi non sapesse cosa sia il remarketing (o retargeting) eccoti subito un piccolo excursus. Per remarketing si fa riferimento a quelle tecniche mediante le quali puoi mostrare annunci agli utenti che hanno dimostrato interesse per i tuoi prodotti. Tale tecnica si basa su una piccola porzione di codice javascript inserita all’interno del tuo sito. Questo piccolo “snippet” di codice tiene traccia degli utenti e dei loro comportamenti (ovviamente in forma anonima) e ti permette di fare campagne pubblicitarie proprio sugli utenti che hanno dimostrato interesse per i tuoi prodotti! Fantastico no?

Ancora poco chiaro? Eccoti un pratico esempio. Mettiamo il caso che qualcuno stia cercando online delle scarpe made in Italy. Visitando il tuo sito di ecommerce si innamora di un particolare modello di scarpe che offri. Ma a metà della procedura di pagamento decide di aspettare e vedere se altri negozi hanno offerte speciali. Per fortuna, mentre stava visitando il tuo negozio online, tu stavi utilizzando una soluzione di retargeting mediante il codice javascript. Il codice adesso sa che l’acquirente voleva quelle scarpe e che di fatto non l’ha acquistato.

Supponiamo dunque che l’acquirente lasci il tuo negozio di arredamento e passi a un sito di notizie. Sta leggendo un articolo e sulla destra della pagina cosa vede? Esatto, un annuncio online con un’immagine delle scarpe che vendi e che stava guardando un attimo prima. E potresti anche aggiungere un 20% di sconto. Questo incentivo potrebbe già da solo convincerlo ad effettuare l’acquisto. Ecco cos’è di fondo il retargeting. 

Esistono molti modi per fare il retargeting e anche vari servizi di questo tipo, come Google Ads e Criteo, nonchè Facebook. La cosa bella è che puoi effettuare sia il cosiddetto retargeting standard, ovvero mostrando annunci pubblicitari a chi ha visitato il tuo sito, sia quello dinamico mostrando annunci sui prodotti che gli utenti hanno guardato o suggerendo prodotti simili per categoria. 

Il passo successivo può essere anche quello di creare, per quanto riguarda Facebook, un gruppo di pubblico simile a questi utenti e mostrare loro annunci sui tuoi prodotti, oppure, per quanto riguarda Google Ads, creare dei segmenti di pubblico simile. In ogni caso l’argomento è talmente vasto da richiedere un corso specifico.

Un aspetto fondamentale da tenere a mente quando si crea una campagna di retargeting è la DURATA, cioè, sostanzialmente, quando smettere di mostrare questi annunci. Le varie soluzioni di retargeting ti permettono di impostare dei limiti in termini di tempo e di quante volte un utente visualizzerà un annuncio. Io ti consiglio di rimanere sui 20 annunci al massimo in un mese e, soprattutto, di testare vari annunci e varie creatività e di usare l’analisi dei dati per individuare gli annunci che rendono maggiormente.

Ricorda sempre di non bombardare i tuoi clienti con annunci e cerca sempre di incuriosire piuttosto che spaventare!

Strategia 3 per il carrello abbandonato del tuo Ecommerce: Email Marketing

La terza strategia per il recupero dei clienti del tuo Ecommerce che hanno abbandonato il carrello è l’utilizzo delle buon vecchie Email.

In particolare parliamo di Remarketing tramite Email. Strumento molto potente da utilizzare per il recupero dei carrelli abbandonati. Infatti, una email di recupero può aiutarti a recuperare oltre il 10% dei tuoi carrelli abbandonati!

Partiamo dalle basi… un email di carrello abbandonato è un messaggio automatico inviato  a seguito dell’abbandono del tuo prodotto nel carrello senza finalizzazione dell’acquisto!

Al contrario delle notifiche push hanno un tasso di apertura sicuramente inferiore, tuttavia, a livello aziendale è un canale preferenziale per la corrispondenza!

Per creare un email di questo tipo il consiglio è sempre quello di essere coinvolgenti e convincenti. Punta a stimolare la curiosità del potenziale cliente e a enfatizzare la scarcity! Fondamentali a tal fine sono il mittente e l’oggetto della mail. Infatti, secondo uno studio di CMB questi due fattori sono stati rispettivamente del 64% e 47% più importanti rispetto al testo del messaggio o dell’offerta stessa!

Per quanto riguarda il mittente devi utilizzare un account aziendale professionale e che rassicuri l’utente sull’affidabilità del mittente! 

L’oggetto della email è anch’esso fondamentale per distinguerti dalle altre email che un utente riceve. Perché l’utente dovrebbe aprire una email che non lo stimola e incuriosisce?

Deve essere concisa ma accattivante, divertente ma non impegnativa.

Ricordati di includere l’immagine del prodotto per rimandare subito alla mente ciò che l’utente ha dimenticato, altrimenti potrebbe non ricordarsi del tuo marchi tra la miriade di aziende che lo bombardano.

Per quanto riguarda la tempistica, ti consiglio di inviare l’email di follow-up 20 o 30 minuti dopo, come per le notifiche push del post precedente. In questo modo ti assicuri che non sia passato troppo poco tempo, in cui probabilmente il cliente sta guardando le offerte dei competitor, e dall’altro lato che non ne sia passato troppo e abbia concluso l’acquisto da un altra parte.

Oltre la prima email l’ideale sarebbe l’invio di email nei giorni successivi, giorno per giorno e per un determinato lasso di tempo. Infatti, la prima email potrebbe essere ignorata. L’ideale sarebbe una seconda email il secondo giorno e una terza dopo altri 2 o 3 giorni. Alla terza email dovresti includere l’offerta finale a cui sei disposto ad arrivare perché la probabilità di acquisto si abbassa notevolmente.

Ovviamente non dimenticarti di testare diversi copy, strategie, offerte, coupon e tutto ciò che è in tuo possesso, ma soprattutto tieni traccia di essi e analizza i dati, in modo da tenere delineare la strategia che meglio funziona per te!

Eccoci arrivati alla fine di questa rubrica! Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti! Hai qualche suggerimento o tips da suggerire? 

Ci sentiamo presto!

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